domenica 3 agosto 2014

Tour dei regaz parte 1 - Dolomiti

Tour dei regaz parte 1 - Dolomiti

Regaz presenti: giggi, gianni, filo

Tutto ha inizio in una fredda e piovosa giornata a Milano, quel venerdì primo di Agosto seduti intorno ad un tavolo valutando le opzioni che ci si presentavano. 
- Monte Rosa no perché: troppa neve, già un paio di morti per valanga, meteo molto incerto, condizioni quasi invernali. 
- Monte Bianco no perché: stesse ragioni di sopra e in più molto costoso tra funivia e altre storie e sconosciuto da tutti i membri. 
- Valle dell'Orco: senza i vari problemi dell'altitudine, ma con un meteo alquanto sfavorevole. 
- Val Masino: vedi sopra.

Quando tutto sembrava perduto e il maltempo stava per averla vinta su di noi, ecco l'intuizione geniale di gianni: "Andiamo in Dolomiti". 
Così, dopo un rapido sguardo al meteo e qualche fotografia delle Torri del Sella, ci siamo convinti, e con tutta calma carichiamo la macchina (dotata per l'occasione di un adesivo patagonia, nostro main sponsor) pronti per un lungo viaggio.   

L'arrivo nelle Dolomiti (patrimonio dell'Unesco per chi non lo sapesse) è sempre stupendo, sopratutto all'ora del tramonto quando si colora tutto di rosa e arancione, e l'ultimo sole tocca appena le cime delle torri del sella. 




























In cima al passo si scorge anche la Marmolada, e per noi che arriviamo diretti dalla calda e grigia Milano questo è un spettacolo incredibile. 

 



 Parcheggiata la macchina, cominciamo a cucinare nel nostro fornelletto una pasta al pesto senza sale nè olio (che ci siamo dimenticati di comprare) e, con lo stomaco pieno, decidiamo che l'indomani ci saremmo avventurati sulla seconda Torre, seguendo la via Kasnapoff (una via facile di IV e V- perché per giggi e filo era la prima volta in dolomiti). Non farò la relazione della via perché sarebbe troppo lungo e non ricordo esattamente dove e come siamo passati (farò una breve descrizione sotto le foto).

Brusco risveglio + selfie mattutina dei regaz: da sinistra filo, giggi, gianni


bellissimo clima serale: paesaggi splendidi + arietta fresca
gianni sul secondo o terzo tiro di 12 della via Kasnapoff (IV e V)

gianni sul terzo tiro, bello, e sempre molto verticale


sempre gianni, sul quinto o sesto tiro, bella placca con prese grosse, anche se la verticalità si fa sempre sentire

dopo il sesto tiro, gidi ha cominciato ad andare da primo, qua gianni sulla L8




altri climbers sulla prima torre vicino a noi


sempre un piacere cucinare qua!!


l'accampamento


Dopo una lunga, anzi lunghissima notte, al "risveglio" (se così lo possiamo chiamare per quello che abbiamo dormito) ci dirigiamo verso la celeberrima via Schober/Kleisl (o per gli amici via Rossi), una via più breve (7-8 tiri) ma leggermente più complessa, alla prima torre del sella (V sostenuto 2 tiri di VI- e un passaggio che secondo me risultava di VII). Via molto interessante con un tiro di VI- in placca molto bello e continuo; roccia abbastanza solida sopratutto verso la cima, e arrampicata sempre molto gradevole nonostante gli avambracci alla fine si facciano parecchio sentire. Giornata splendida e per la gioia di gianni anche qualche parapendio in giro. 
Arrivati in cima però la faccia di gianni non promette nulla di buono e, una volta scesi al paesino per comprare un termometro, scopriamo che aveva ben 38,5 di febbre. 
Per evitare un grave peggioramento della malattia decidiamo di tornare a Milano per risistemarci e magari il giorno successivo ripartire tutti più freschi. 

gianni sul primo tiro



gidi che sbuca sotto la prima sosta

gianni finalmente al sole sul terzo tiro di VI-


gidi in placca sul terzo tiro


i nostri fans che ci seguono dappertutto

ammirando il panorama sotto la cima



altra gente su una via vicino alla nostra




venerdì 11 luglio 2014

Caporal - Itaca nel sole + tempi moderni

Regaz presenti: Gidi e Filo

Partenza da Milano la mattina alle 7 con filo che ha dormito bene bene e si mette al volante, e gidi (che la sera prima era a una grigliata finita alle 3) si mette a dormire. 
Lasciamo la macchina fuori dalla galleria proprio sotto il Caporal che si erge maestoso sopra di noi. Distribuiamo materiale e corde e ci avviamo verso l'attacco, chi bello fresco e chi un po' appesantito dalla birra e le salamelle della sera prima. 
La via è a dir poco spettacolare per i primi 3 tiri, dopo di che diventa meno divertente, notevolmente più fisica e anche più difficile tecnicamente. Gidi se la cava egregiamente nonostante tutto e filo come al solito scatta foto e fa video al posto che fare sicura. Finiamo la giornata mangiando un boccone e inevitabilmente andiamo a provare la kosterlitz, un classicone della della valle dell'Orco. 
Giornata impegnativa ma sicuramente gratificante. 

Relazione

Avvicinamento: da quando si lascia la macchina proseguire lungo un sentiero che va verso il Caporal e proseguire lungo una pietraia seguendo alcuni ometti tenendosi leggermente sulla destra. 

Attacco: vedere la foto


Materiale utilizzatoserie di friend fino al 3 BD, 8-10 rinvii, 2 mezze corde da 60 m.

Tutte le soste sono attrezzate a spit e si possono anche trovare vari chiodi lungo la via.

L1 (V-;VI-): salire sulla sinsitra, traversare con un passaggino delicato e salire sulla destra sfruttando delle belle lame per le mani. passaggio non troppo difficile e di soddisfazione. Attenzione che la sosta si trova appena usciti sulla destra. 
L2 (V-;VI+): seguire la perfetta lama fino a che non finisce (V-) dopo di che proseguire su una fessura più in alto leggermente più stretta e verticale (6a). Forse il tiro più bello della via. 
L3 (6a;6c A0): seguire la fessura che parte subito sopra la sosta (6a con qualche chiodo) molto fisica ma fattibile, e sbucare in una bellissima placca attrezzata a spit (6b+/6c A0. Sostare su una comoda cengia. 
L4 (VI-;V-): da qui abbiamo anche sbagliato probabilmente. Comunque partire su una bella fessura verticale con un friend incastrato alla base, poi traversare sulla sinistra su comode cenge (attenzione a non salire troppo),salire e spostarsi leggermente sulla destra e sostare appena prima di una fessura di 3 o 4 movimenti molto fisica con 2 chiodi. 
L5 (6b): qua abbiamo fatto un tiro (probabilmente sbagliato) per la breve fessura descritta sopra e abbiamo sostato appena dopo, si può facilmente concatenare con la lunghezza successiva. 
L6 (VI+): seguire il diedro verso destra fin quando possibile, poi spostarsi leggermente a sinistra lungo una fessura e sostare appena sopra. 
L7 (VI+; VIII- oppure A1); III): salire sulla bella placca sopra la sosta puntando leggermente a destra verso il tettino (VI+, 2 spit), superare il tetto seguendo i chiodi (VIII-) e sbucare su una placca appoggiata. Proseguire fino ad un albero dietro il quale si trova la comoda sosta. 


Foto (scattate ovviamente da Filippo)
L2 la stupenda lama da seguire

gidi e filo in sosta (selfie d'ordinanza)





la placca del terzo tiro








sabato 5 luglio 2014

Mont Nery - cresta Nord

Regaz presenti: Filo, Franco

Con il meteo incerto e Filo alla guida della subaru risaliamo la sterrata che parte da Graines, nel cuore un po’ di tristezza per non essere a Forte. Nello zaino, oltre alla macchina fotografica, non abbiamo questa volta dimenticato i fazzoletti, per ovviare ai nasi più tappati e agli intestini meno tappati.
Superato il lago di Frudière e giunti quasi all’omonimo passo, lasciamo il sentiero, risaliamo per prati e detriti verso l’evidente crestone. La roccia è meglio di quanto ci si aspetterebbe in Val d’Ayas!
Argomenti all’ordine del giorno:
1) estate 2014: Forte o Capri?
2) estate 2014, reggiseni sportivi, sì o no?
3) Balotelli: capro espiatorio o prova vivente della degenerazione del calcio italiano?
4) Ma l’acqua, quando bolle, perché fa le bolle?
5) La canzone dell’estate??
E così fra alterne vicende dialettiche scendiamo a scivoloni per i nevai della normale per tuffarci nel lago, chi nudo, chi vestito, chi non tuffandosi proprio.

Foto:











Relazione

Accesso stradale:
Da Verres (AO) imboccare la strada della val d'Ayas, direzione Champoluc. Poco dopo la frazione di Arcesaz, prendere sulla destra il bivio per Graines. Superare l'omonimo castello e la frazione, imboccare una strada sterrata e parcheggiare in corrispondenza del cartello di divieto di transito.

Avvicinamento: Inizialmente si cammina ancora sulla sterrata. Nei pressi di un ponte si passa sul sentiero/sterrata in costruzione, sulla destra idrografica del fiume fino all'Alpe Frudiera. Seguire le indicazioni per Passo/Lago di Frudiera/Frudière. Attraversare con qualche difficoltà una grossa frana recente.
Giunti al Lago di Frudiera, il sentiero per il passo compie un ampio giro verso destra costeggiando la riva, superando alcuni ruderi di malghe. Poco prima di raggiungere il Passo di Frudiera si lascia il sentiero diregendosi nettamente a destra in direzione sud. Da questo punto in circa 40 minuti si arriva all'attacco per prati e ghiaioni, puntando senza percorso obbligato all'evidente crestone Nord che scende dalla cima del Mont Nery (foto1).

Attacco: in corrispondenza di una evidente cengia obliqua, che si percorre tutta verso sinistra fino al filo di cresta (foto2).

Materiale utilizzato: Abbiamo percorso la cresta slegati. Nello zaino avevamo una mezza corda da 60 m., 3 friend, e qualche fettuccia per le evenienze.

La cresta: si percorre senza itinerario obbligato, sempre sul filo, spostandosi eventualmente sul versante di Gressoney per cenge detritiche, stando però attenti a non allontanarsi mai più di 20 m dal filo di cresta, l'unico punto dove la roccia si mantiene buona. Abbiamo trovato un chiodo con cordino bianco e nient'altro. Secondo la bibbia grigia del Buscaini, la cresta ha uno sviluppo di 1400 m e difficoltà di PD+, con passaggi fino al III+. L'unico punto delicato è un gendarme che obbliga ad una breve discesina abbastanza esposta fino ad un intaglio sul filo di cresta. Nella parte finale si raggiunge una conca nevosa dalla quale è ben visibile la cima. Si prosegue sulla cresta di destra fino all'anticima, dalla quale si segue la cresta ovest fino in vetta con passaggi di II.

Discesa: si segue a ritroso la cresta ovest fino all'anticima e ancora verso ovest fino ad un intaglio da cui, per detriti (delicato) si raggiunge il pendio nevoso sottostante. Da qui si punta al Passo di Frudiera recuperando il sentiero.

Tempistiche: 3.30 per l'avvicinamento. 3 ore per la cresta (molto di più se sì è legati). 2.45 per la discesa.

Cartografia: IGC 9 Ivrea, Biella e Bassa Valle d'Aosta

Bibliografia:
1)Gino Buscaini, "Monte Rosa", Collana Guida ai Monti d'Italia, a cura di Cai/Touring. Itinerario 115d, discesa per l'itinerario 115b.
2)Giorgio Merlo, "Alpinismo ed escursionismo in Val D'ayas".

Foto by Franco e Filo (cate poverina non è capace!!)